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Frasi di Zygmunt Bauman su Olocausto e modernità: riflettere e combattere il negazionismo

È sempre più necessario studiare la lezione dell’Olocausto. È in gioco molto di più che il tributo alla memoria di milioni di vittime (Modernità e Olocausto, 1989).

L’ipotesi secondo cui i responsabili dell’Olocausto rappresentano una ferita o una malattia della nostra civiltà e non il suo prodotto terrificante ma coerente sfocia non soltanto nella consolazione morale dell’autoassoluzione, ma anche nella tremenda minaccia dell’inerzia morale e politica. Tutto è avvenuto “fuori di qui”, in un altro tempo e in un altro paese.

Oggi sappiamo di vivere in un tipo di società che rese possibile l’Olocausto e che non conteneva alcun elemento in grado di impedire il suo verificarsi (Modernità e Olocausto, 1989).

Noi sospettiamo (anche se ci rifiutiamo di ammetterlo) che l’Olocausto possa semplicemente aver rivelato un diverso volto di quella stessa società moderna della quale ammiriamo altre e più familiari sembianze.

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Non è l’Olocausto ciò che troviamo difficile da comprendere in tutta la sua mostruosità. È la civiltà occidentale che l’Olocausto ha reso pressoché incomprensibile.

Altre citazioni dall’opera di Bauman sul razzismo e sulla discriminazione razziale

Gli immigrati ci ricordano in un modo irritante, quanto sia fragile il nostro benessere, guadagnato, ci sembra, con un duro lavoro (Intervista di Wlodek GoldKorn per Repubblica.it a Zygmunt Bauman, 15 giugno 2015).

I confini sono tracciati per creare differenze, per distinguere un luogo dal resto dello spazio, un periodo dal resto del tempo, una categoria di creature umane dal resto dell’ umanità… Creare delle differenze significa modificare le probabilità: rendere certi eventi più probabili e altri meno, se non addirittura impossibili.

I “confini spontanei”, costituiti dal rifiuto di una commistione, anziché da cemento e filo spinato, svolgono una doppia funzione: oltre ad avere lo scopo di separare, hanno anche il ruolo/destino di essere delle interfacce, di promuovere quindi incontri, interazioni e scambi, e in definitiva una fusione di orizzonti cognitivi e pratiche quotidiane (Sul destino).

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L’uniformità nutre il conformismo, e l’altra faccia del conformismo è l’intolleranza (Dentro la globalizzazione, 1998).

Siamo ostaggi del nostro benessere per questo i migranti ci fanno paura (Intervista di Wlodek GoldKorn per Repubblica.it a Zygmunt Bauman, 15 giugno 2015).

Ci si sente liberi nella misura in cui l’immaginazione non supera i desideri reali e nessuno dei due oltrepassa la capacità di agire (Modernità liquida, 1999).

Con una carta di credito, si può invertire l’ordine dei fattori: godersela adesso e pagare dopo! La carta di credito rende liberi di gestire le gratificazioni, di ottenere le cose quando si vogliono, non quando le guadagneremo e potremo permettercele (Capitalismo parassitario, 2009),

L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro (Intervista sull’identità, 2004),

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Società come le nostre, mosse da milioni di uomini e di donne in cerca di felicità, diventano sempre più ricche ma non è affatto chiaro se con ciò diventino più felici.

L’arte della vita, 2008